flâneur

Novembre, flâneuse a Parma

lunedì, novembre 30, 2015

Sul treno il tempo è scandito dalle lievi oscillazioni delle treccine nere e blu della mia vicina dalla pelle ebano che osserva silenziosa il paesaggio che veloce ci corre negli occhi. Una leggera nebbia avvolge i campi emiliani, spennellate di bianchi e grigi densi nell'atmosfera. Quando arrivo piove ma poco importa poiché l'Autunno l'amo non solo quando è cielo terso e sfavillio di foglie dorate ma anche quando si fa umido e d'ardesia.

 Negli archi di Palazzo della Pilotta risuona forte la musica di una fisarmonica e sorride lo zingaro appoggiato a un'imponente colonna, tra i volti indifferenti dei passanti, apparentemente sordi alla melodia.
E' un gran vociare nel mercato lì accanto. 
Dai tendoni carichi d'acqua di tanto in tanto cadono improvvise cascate e oscillano i fili e i teloni bianchi, come funi e vele in un mare in tempesta.

Cammino veloce, nelle vie bagnate, col vento che mi respira forte dietro l'orecchio, tra il cappello e un boccolo(sì, conserverò il tuo segreto).





Salgo al secondo piano del Palazzo del Governatore a sbirciare da una finestra una vista inaspettata, la cupola del Sangallo della Chiesa della Steccata.











E poi in via Nazario Sauro, a respirare il profumo di pane e prendere le meringhe per metà inzuppate nel cioccolato e se si alzano gli occhi c'è un meraviglioso balconcino romantico, dove la piante selvagge hanno preso il sopravvento e mandano baci di petali rossi.


















Vado a Palazzo Rangoni Farnese, solo per un istante, per ammirare la barba dal basso del Telamone alla sinistra dell'ingresso. 

I passi ancora più veloci, a comprare due libricini di Flaubert e Simmel per ritornare tra gli archi della Pilotta, ma lo zingaro e la sua melodia purtroppo non ci sono già più.






























Una rete di rubini e smeraldi di foglie mi invita al Giardino Ducale dove c'è un vecchio saggio ad aspettarmi. Se si potesse scrivere il suono del tocco della goccia d'acqua sulle foglie d'acero grandi come mani di giganti! 


Il parco è una sinfonia d'autunno, un valzer di foglie e rami, malinconie e desideri.






Congedati tigli e ippocastani ecco il cilindro di Verdi: “tornate all'antico e sarà un progresso”.

MB




















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2 commenti

  1. compliemnti martina
    anche questo post è pieno di poesia e di arte..
    adoro parma, l ho visitata anna fa con la pioggia in una mostra sui libri illustrati...a me era piaciuto molto il battistero e a cattedrale con interno opere del correggio
    daniela

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    1. Grazie Daniela,
      vero che merita anche con la pioggia?
      un abbraccio
      M.

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