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Il flâneur nella foresta

giovedì, febbraio 25, 2016

Un torrente limpido e dirompente, svettanti abeti rossi e  imponenti catene montuose prendono il posto di un placido fiume cittadino, lampioni in ghisa, sontuosi palazzi liberty.
Un paesaggio alpino diviene la scenografia del curioso flâneur che abbandona di buon grado le Oxford per infilarsi un paio di solidi scarponi. 
S'addentra nella foresta, il sentiero è immacolato, nessuna orma prima di lui né traccia, se non 7 gocce centellinate dai rami. 
Bouquet di erica e di felce a rallegrare le vie e intrecci di rami imperlati di neve. 



I verdi olivastro e veronese incontrano la terra d'ombra e il bistro. Il sole arriva e va, come una divinità dispettosa: posa i suoi raggi sull'immensità delle rocce, donando chiari e scuri che mutano repentinamente il paesaggio. I dipinti di Brueghel.
Non vi è spazio qui per la vanità e l'egocentrismo: l'uomo è ospite della natura, riverente e grato. 
L' estetica viene sorpassata dall'onirica e dalla mistica. 
Da una schiera di alberi argentei non si sorprenderebbe il flâneur, di scorgere un unicorno o, celati nel muschio, creature delle fiabe celtiche. 
Nelle erbe sotterrate di neve non si potrebbe forse scorgere il volto di Brigid?
Si perde nei pensieri quando è improvvisamente risvegliato da una pioggia fitta e  cristallina, fresca come una risata. 
E' nuovamente il sole, i raggi divengono bacchette che suonano la melodia del bosco, con il loro torpore sciolgono le nevi.  Il flâneur, col cappello inzuppato, trotta nel sentiero che porta al torrente. 
Là, dove l'acqua scorre, gelida e  trasparente si accomoda con le pietre del fiume e, con loro, manda domande al vento. 









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1 commenti

  1. cara martina
    hai reso una poesia questa tua descrizione sublime e un po' fiabesca del paesaggio naturale invernale...
    ti auguro un buon lunedi
    daniela
    https://infusodiriso.wordpress.com/

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